venerdì 8 agosto 2014

Wikipedia contro il diritto all'oblio: "È immorale"

Anche Wikipedia si esprime sulla decisione della Corte Europea di legittimare il diritto all'oblio, dopo essere stata toccata dalla questione in seguito all'"oscuramento" di alcune voci dal motore di ricerca di Mountain View. Il commento della Wikipedia Foundation, la fondazione senza scopi di lucro che gestisce il sito dell'enciclopedia online, ha dichiarato che si tratta di un attacco frontale alla libertà di informazione.

Il diritto all'oblio è stato approvato lo scorso maggio in tutela della privacy online degli utenti di internet, legittimati a richiedere la cancellazione di link lesivi o irrilevanti associati al loro nome, previa valutazione del caso da parte del team di Google a seguito della richiesta.

Dallo scorso maggio ad oggi, assieme alla valanga di richieste giunte sul tavolo di Google, si è scatenata anche una tempesta di polemiche attorno alla questione se la libertà di circolazione delle informazioni finisca dove cominci il diritto all'oblio. La polemica è stata alimentata da una serie di casi limite, rimbalzati sulla stampa e sui social network, che coinvolgono casi criminali di interesse pubblico, rimossi dalla memoria digitale collettiva. Tra questi rientra il caso di Wikipedia, che si è vista "rimuovere" una cinquantina di pagine dalla lista dei risultati di ricerca relative ad alcuni personaggi pubblici. La maggior parte delle rimozioni riguardano voci appartenenti alla Wikipedia olandese, due segnalazioni invece coinvolgono pagine italiane.

Si tratta della pagine Wikipedia di Renato Vallanzasca e della sua banda criminale, la banda della Comasina: in realtà, queste pagine sono tuttora visibili e accessibili, il problema sorge quando si prova a digitare sulla barra di ricerca di Google il nome della persona che ha inoltrato la segnalazione, in questo caso i risultati sul gangster e la sua banda non compaiono. Massimo riserbo sull'indentità di chi ha fatto la richiesta, che però non corrisponde a quella di Renato Vallanzasca, secondo quanto dichiarato dai sui legali a tal proposito.

Come riportato da Repubblica, "i risultati di ricerca accurati stanno scomparendo dall'Europa senza nessuna spiegazione pubblica, nessuna prova reale, nessun controllo giurisdizionale e nessun processo d'appello. Il risultato è un luogo in cui le informazioni scomode semplicemente scompaiono", così ha commentato l'accaduto Lila Tretikov, direttore esecutivo della Wikimedia Foundation. Jimmy Wales, fondatore dell'enciclopedia online, ha invece giudicato l'intera vicenda "immorale" e contraria al diritto di raccontare la storia. In realtà anche Google aveva manifestato il suo disappunto sulla decisione della Corte Europea riguardo il diritto all'oblio, dimostrando più di una volta come in molti casi possa rivelarsi controproducente, a causa dell'effetto boomerang sui social network, e ai limiti della libertà di informazione, principio fondamentale dell'uso di internet.

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