martedì 16 settembre 2014

Facebook si oppone al diritto all'oblio

La partita del diritto all'oblio non riguarda solo Google. La sentenza della Corte Europea dello scorso maggio ha colpito direttamente e per la prima volta i motori di ricerca sul tema della tutela dell'identità personale on line. Ma i motori di ricerca non sono gli unici attori in gioco, sebbene tutto il dibattito di questi mesi sembra essere andato nella direzione contraria.
Dopo la reazione di Google, si attendeva la mossa di un altro gigante del web: Facebook.
E' in atto infatti una vertenza tra il più grande
social network del mondo e il Garante della privacy tedesco, rispetto all'opportunità di estendere il diritto all'oblio degli utenti anche ai contenuti che li riguardano presenti sul social network.

Facebook si oppone all'UE, sostenendo di dover rispondere esclusivamente alla normativa della sua sede europea, l'Irlanda, che non prevede il diritto a richiedere la rimozione dei contenuti.
La sentenza della Corte Europea sul diritto all'oblio, avendo condannato Google Spain a rimuovere i contenuti lesivi relativi ad un cittadino spagnolo, è andata proprio nella direzione della territorialità, per cui è l'ente nazionale di riferimento a doversi adeguare al principio espresso. A dimostrazione di questo anche il fatto che Google abbia operato le prime rimozioni solo nelle versione del motore di ricerca del Paese in cui veniva fatta richiesta di rimozione (di volta in volta quindi google.it, google.us, google.es ecc) e non nelle altre versioni, né tanto meno in quella americana.
Proprio questa responsabilità "territoriale" metterebbe per il momento a riparo Facebook dall'obbligo di adeguarsi al principio +espresso nella sentenza europea, facendo appunto appello al garante della privacy irlandese, che ha una normativa diversa.

L'intento dell'Europa è naturalmente quello di andare verso una regolamentazione unica per i vari stati membri, proprio per evitare che si producano questi escamotage, direzione che si intende perseguire anche per altre problematiche aperte tra l'UE e i colossi digitali come la pressione fiscale, che in alcuni Paesi risulta molto agevolata rispetto agli utili esorbitanti.

La posizione assunta da Facebook è un segnale anche per Google e gli altri motori di ricerca: il social network non intende scendere a patti sulla questione dell'oblio, perché molto probabilmente spera di conquistare delle porzioni di mercato che i motori di ricerca, adeguandosi alla sentenza, saranno costretti ad abbandonare. La partita dunque è più che aperta.








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