mercoledì 29 ottobre 2014

Il Data scientist: chi studia i Big Data è il professionista del futuro

Si chiama "Data Science" ed è la disciplina che studia come estrarre conoscenza in modo strutturato dai dati. Se applicata ai big data, ovvero a una raccolta complessa di migliaia di informazioni eterogenee, diventa la professione del futuro all'interno delle aziende: il "Data scientist", lo scienziato dei dati.

Cosa fa e chi è esattamente un Data scientist?

Analizza i dati e li trasforma in informazioni comprensibili per il management dell'azienda, utili a prendere decisioni e a disegnare strategie.

La sua formazione base è di tipo scientifico, deve avere ottime conoscenze informatiche e statistiche, ma il suo ruolo all'interno dell'azienda è trasversale, interagisce con tutte le diverse aree dal management, al marketing fino alla produzione e alle risorse umane.
Il Data scientist è uno scienziato che sa comunicare: è in grado di acquisire, gestire, elaborare i dati, selezionare quelli rilevanti e comunicarli a tutti attraverso diverse forme di rappresentazione per fornire una sintesi comprensibile ed efficace.

La necessità del data scientist all'interno di un'azienda è motivata da esigenze di produttività e innovazione.
Utilizzare nel modo più efficace e redditizio tutti i dati a disposizione permette all'azienda di essere più competitiva, perché in grado di sfruttare nuova conoscenza acquisita, ad esempio sul proprio target, per costruire delle strategie che procurino dei ritorni economici.
Ad esempio estrapolare da tutte le anagrafiche dei propri clienti quelli che sono i gusti e i generi preferiti, consente di personalizzare al massimo la comunicazione e i messaggi di marketing in modo da colpire con precisione il proprio target.

Ma qual è oggi la più grande sorgente di big data? Internet.
La rete contiene milioni e milioni di dati relativi a persone, prodotti, aziende, servizi, cultura.
Esistono oggi diversi sistemi automatici per acquisire enormi volumi di dati da Internet, pensiamo ad esempio alle API (application programming interface) di Facebook e Twitter messe a disposizione di tutti i programmatori che le volessero utilizzare per un loro programma o piattaforma, come ad esempio lo sviluppo di un' app da utilizzare all'interno del social. E pensiamo a tutte le informazioni acquisite sugli utenti che usano quelle applicazioni (compatibilmente alla tutela della privacy) rispetto a genere, età, relazioni, gusti, abitudini e frequenza di utilizzo. Si tratta di una preziosa sorgente di conoscenza utile per mettere a punto nuove strategie di vendita.

Servono quindi delle figure specializzate nelle aziende che sappiano come sfruttare al meglio queste opportunità messe in campo dall'acquisizione dei big data.

La digitalizzazione delle procedure e delle strategie è un processo al quale le aziende non possono più sottrarsi, e quindi parlando di gestione di big data all'interno di un'azienda la prima esigenza è l'integrazione tra il mondo on line e il mondo off line.
Ovvero un sistema che metta in relazione in modo intelligente, strutturato e pratico dati eterogenei provenienti da fonti differenti e che normalmente non sono in relazione diretta. Pensiamo ad esempio all'andamento della rassegna stampa in relazione al trend delle vendite.
Il Data scientist sarà colui che è in grado di coordinare questo complesso meccanismo, e di interpretare i suoi messaggi per la crescita dell'azienda.

martedì 14 ottobre 2014

Social Tv e Social Adv: il dibattito alla Social Media Week Roma 2014

Quest'anno alla  Social Media Week di Roma uno degli incontri più seguiti è stato "Social Adv: Tv, Social Network e Social Adv: quale presente, quale futuro"  moderato da Andrea Barchiesi, CEO di Reputation Manager, con gli interventi di Stefano Ventura (Responsabile Social Media, Mediaset), David E.Ghirardello (Digital Media Manager, Rai 5) e Maurizio Boneschi (Sales Director, ADTZ).

L'incontro è stata l'occasione per fare il punto sullo stato dell'arte in Italia in tema di Social Tv e Social Adv. Da un lato l’enorme volume di conversazioni sviluppate sui social network dai programmi TV, dall’altro i brand e i prodotti sempre più in cerca di linguaggi nuovi per relazionarsi in modo più diretto con il pubblico, stanno portando ad una evoluzione dell’idea stessa di social adv e a nuove forme di collaborazione tra TV e brand.

Di seguito proponiamo uno storify del live tweeting dell'evento per ripercorrere i principali elementi del dibattito, le questioni in campo, visioni e strategie degli esperti del settore: