martedì 27 gennaio 2015

Se la reputazione ti lascia a piedi

Se c’è una cosa che accomuna i venti/trentenni di tutto il mondo e di tutte le epoche è il desiderio di fuga. Da casa, dal proprio paese, per 6 mesi o semplicemente per un weekend, il “giovane medio” cova periodicamente dentro di sé una bramosia dell’esotico, che lo spinge a muoversi, lontano o vicino che sia.


Soddisfare tutto ciò, nella nostra epoca più che in passato, richiede uno sforzo economico non indifferente e che mal si sposa, permettendoci una banale generalizzazione, con le possibilità economiche di ognuno di noi. Il viaggio, in quanto tale, viene messo alla fine della lista delle priorità da assolvere causando, nei grandi numeri, drastiche flessioni all’industria del turismo. In questo contesto socio-economico, si sono inserite numerose idee imprenditoriali legate al concetto di condivisione: il “car-sharing”, ad esempio, che rappresenta uno dei primi campi di applicazione dove condivisione e mezzo di trasporto si incontrano ed il “ride-sharing”, con il quale start up come Blablacar o Carpooling hanno fatto molta fortuna.

mercoledì 21 gennaio 2015

"Schiscetta" 2.0: la Food Reputation verso Expò 2015

Simonetta Cherubini, Alessia Bianchi, Paola Sucato, Lisa Casali, Claudia Magistro, Ramona Pizzano, Ornella Daricello, Lucia Arlandini, Sandra Salerno, Chiara Maci. Non vi dicono nulla questi nomi? Allora forse sapete cucinare perché quelli appena elencati sono i dieci nomi delle foodblogger più seguite in Italia e a voi non sono serviti i loro blog per cucinare deliziosi manicaretti. Nell’era social per eccellenza tutto cambia, tutto evolve e diventa tecnologico, anche il cibo e la nostra tradizionalissima cucina italiana, che non ha intenzione di cambiare la sua reputazione. 
Anzi. Tutti noi abbiamo amici e parenti che non perdono occasione di fotografare, postare e condividere deliziosi piatti, che siano preparati con le loro mani o che stiano per essere gustati ad una cena, anche romantica: tutto è social, anche il piacere della buona tavola deve essere prima condiviso online, prima di essere assaporato. Questi fenomeni sociali sono diventati sempre più di tendenza, fino a crescere nei social network: Pinterest e Instagram nascono anche come spazio per la condivisione dell’immagine del piatto, mentre il “social eating” è la condivisione del pasto vero e proprio attraverso l’organizzazione di eventi o serate per invitare amici e mangiare insieme.

martedì 20 gennaio 2015

Privacy sui motori di ricerca: Qwant vs Google


C’era una volta un tempo in cui Google non aveva rivali. Ma si sa che ogni leader di mercato deve affrontare sfidanti sempre nuovi e agguerriti, quali Duckduckgo, istella, Quag e Qwant, per citarne alcuni. Le luci della ribalta oggi sono puntate proprio su Qwant.com, motore di ricerca di internet sviluppato dall’omonima azienda francese nel 2013. Consultabile in 12 lingue, tra cui l’italiano, Qwant vuole tenere insieme la “search” tradizionale e i social network, cercando di “riunire universi finora separati”, per usare le parole di Alberto Chalon, membro del board della start-up.

Infatti i risultati delle ricerche vengono mostrati agli utenti organizzati in 5 colonne: web, live (notizie), Qnowledge Graph (con informazioni tratte da Wikipedia - o altre fonti - e direttamente fornite all’utente), social (Twitter, Facebook) e shopping (e-commerce). In alto c’è l’accesso veloce a immagini e video che si aprono in una finestra pop-up senza dover abbandonare la pagina dei risultati. Nella parte social, cliccando sui vari messaggi individuati da Qwant, siano essi post di Facebook o tweet, è possibile interagire con i singoli autori inviando loro una replica o contattandoli.
Facciamo un esempio pratico per capire il funzionamento di Qwant.com: cercando Giorgio Napolitano, nelle prime due colonne di risultati, ovvero web e live, compaiono molte notizie sulle sue dimissioni. Nella terza sono visibili le informazioni, tratte da Wikipedia, relative alla sua carriera politica. Nella quarta colonna troviamo estratti in tempo reale, post di Facebook e tweet. Nell’ultima, i link per acquistare i libri sull’Ex Presidente della Repubblica con i relativi prezzi.
Il punto però è un altro. Il motore di ricerca francese non si differenzia da Google solo per il modo con cui mostra i risultati delle ricerche, ma soprattutto perché vende pubblicità senza tracciare gli utenti. Il che significa che chiunque voglia fare una ricerca su qwant.com vedrà sì tante pubblicità online, ma non sarà tracciato.