martedì 20 gennaio 2015

Privacy sui motori di ricerca: Qwant vs Google


C’era una volta un tempo in cui Google non aveva rivali. Ma si sa che ogni leader di mercato deve affrontare sfidanti sempre nuovi e agguerriti, quali Duckduckgo, istella, Quag e Qwant, per citarne alcuni. Le luci della ribalta oggi sono puntate proprio su Qwant.com, motore di ricerca di internet sviluppato dall’omonima azienda francese nel 2013. Consultabile in 12 lingue, tra cui l’italiano, Qwant vuole tenere insieme la “search” tradizionale e i social network, cercando di “riunire universi finora separati”, per usare le parole di Alberto Chalon, membro del board della start-up.

Infatti i risultati delle ricerche vengono mostrati agli utenti organizzati in 5 colonne: web, live (notizie), Qnowledge Graph (con informazioni tratte da Wikipedia - o altre fonti - e direttamente fornite all’utente), social (Twitter, Facebook) e shopping (e-commerce). In alto c’è l’accesso veloce a immagini e video che si aprono in una finestra pop-up senza dover abbandonare la pagina dei risultati. Nella parte social, cliccando sui vari messaggi individuati da Qwant, siano essi post di Facebook o tweet, è possibile interagire con i singoli autori inviando loro una replica o contattandoli.
Facciamo un esempio pratico per capire il funzionamento di Qwant.com: cercando Giorgio Napolitano, nelle prime due colonne di risultati, ovvero web e live, compaiono molte notizie sulle sue dimissioni. Nella terza sono visibili le informazioni, tratte da Wikipedia, relative alla sua carriera politica. Nella quarta colonna troviamo estratti in tempo reale, post di Facebook e tweet. Nell’ultima, i link per acquistare i libri sull’Ex Presidente della Repubblica con i relativi prezzi.
Il punto però è un altro. Il motore di ricerca francese non si differenzia da Google solo per il modo con cui mostra i risultati delle ricerche, ma soprattutto perché vende pubblicità senza tracciare gli utenti. Il che significa che chiunque voglia fare una ricerca su qwant.com vedrà sì tante pubblicità online, ma non sarà tracciato.


Infatti Qwant basa la pubblicità esclusivamente sulle chiavi delle ricerche fatte nel dato momento, senza memorizzare quelle precedenti e non costruisce profili utenti per scopi commerciali e di marketing. A certificarlo lo stesso Governo Francese che, tramite il Ministero dell’Istruzione, provvederà al suo utilizzo nelle scuole elementari di tutto il Paese.
Nello specifico, in alcuni plessi scolastici sarà sperimentato l’uso di Qwant Junior, una versione del motore - adesso in beta - rivolta ai minori fra i 3 e i 12 anni. Come dichiarato dalla ministra Najat Vallaud-Belkacem, l’iniziativa nelle scuole punta a sensibilizzare a un buon uso di internet. In Francia Qwant è stato preceduto da Quaero, motore di ricerca nazionale sviluppato nel 2008, con 240 milioni di euro di finanziamento pubblico-privato, e pensato come risposta ai colossi americani. Quaero, nato più da un moto d’orgoglio nazionale che non da un maturo interesse per la privacy, è stato chiuso nel 2013. Dal canto suo Qwant ha come asso nella manica la volontà di porre al centro del suo lavoro la tutela della privacy dell’utente (non è peraltro l’unico motore di ricerca a farlo, come dimostra il caso di Duckduckgo), confermando una sensibilità tutta europea ai dati personali su Internet. Basti pensare al Data Protection Working Party, istituito dall’articolo 29 della direttiva 95/46 CE, organo consultivo indipendente dell’Unione Europea che si occupa di monitorare l’applicazione della direttiva europea sulla privacy e di fornire linee di indirizzo e suggerimenti per l’evoluzione della disciplina. I numeri per ora sembrano dare ragione alla start-up francese: Qwant ha fatto profitti per 1,8 milioni di euro nel 2013, annunciando che chiuderà il 2014 in perdita solo perché ha investito per espandersi in Europa. Per rafforzarsi, ha venduto un proprio 20% all’editore tedesco Axel Springer, per 6 milioni di dollari, con cui ha comprato server europei. Le premesse sono buone quindi, ma riuscirà Qwant a diventare realmente una spina nel fianco per Google? È presto per dirlo. Parafrasando Humphrey Bogart in L’Ultima minaccia, un'unica certezza: “È il mercato, bellezza! Il mercato! E tu non ci puoi far niente! Niente!”

Articoli correlati per categorie



Nessun commento:

Posta un commento