mercoledì 21 gennaio 2015

"Schiscetta" 2.0: la Food Reputation verso Expò 2015

Simonetta Cherubini, Alessia Bianchi, Paola Sucato, Lisa Casali, Claudia Magistro, Ramona Pizzano, Ornella Daricello, Lucia Arlandini, Sandra Salerno, Chiara Maci. Non vi dicono nulla questi nomi? Allora forse sapete cucinare perché quelli appena elencati sono i dieci nomi delle foodblogger più seguite in Italia e a voi non sono serviti i loro blog per cucinare deliziosi manicaretti. Nell’era social per eccellenza tutto cambia, tutto evolve e diventa tecnologico, anche il cibo e la nostra tradizionalissima cucina italiana, che non ha intenzione di cambiare la sua reputazione. 
Anzi. Tutti noi abbiamo amici e parenti che non perdono occasione di fotografare, postare e condividere deliziosi piatti, che siano preparati con le loro mani o che stiano per essere gustati ad una cena, anche romantica: tutto è social, anche il piacere della buona tavola deve essere prima condiviso online, prima di essere assaporato. Questi fenomeni sociali sono diventati sempre più di tendenza, fino a crescere nei social network: Pinterest e Instagram nascono anche come spazio per la condivisione dell’immagine del piatto, mentre il “social eating” è la condivisione del pasto vero e proprio attraverso l’organizzazione di eventi o serate per invitare amici e mangiare insieme.


L’argomento è così importante da aver stimolato l’Università La Sapienza, in collaborazione con Nestlè, nel creare la “Food Reputation Map”, un “modello applicabile a qualunque cibo e rivolto principalmente ai produttori, cioè tutti gli operatori della filiera agroalimentare”. Questa mappa consentirebbe quindi di valutare se le credenze popolari su alcuni alimenti siano o meno allineabili con l’opinione scientifica. La mela è sana? La banana fa aumentare la pressione? Lo zucchero fa ingrassare e il burro è offlimits? Grazie a numerosi indicatori (l’essenza del prodotto, gli effetti culturali, i rapporti e gli effetti che il cibo ha con la persona e con il contesto, ecc), si può stabilire che scientificamente la frutta ha una reputazione positiva soprattutto fisiologicamente e psicologicamente. Le due categorie ‘Latte e derivati’ e ‘Cioccolato al latte’ risultano invece avere una reputazione differente rispetto ad altre categorie alimentari indagate. In particolare per la categoria ‘Latte e derivati’ risultano molto caratterizzanti gli effetti fisiologici sulla persona. Tali effetti si rivelano invece un aspetto reputazionale decisamente meno rilevante per la categoria ‘Cioccolato al latte’ per la quale, invece, risulta più spiccata l’area di reputazione connessa agli effetti psicologici, rispecchiando in effetti la proverbiale fama dei dolci nel “tirare su il morale” in momenti di tristezza.

Numerose sono anche le app legate al food, dalle classiche che ti aiutano con un semplice click a mettere insieme il pranzo e la cena, a quelle più innovative nate anche per sfruttare l’onda Expo, come “Spotlime”, che ci aiuterà ad indirizzarci verso il giusto “apericena” durante la fiera internazionale di Milano e che ci indicherà, a seconda dei nostri gusti, il miglior ristorante in zona, puntando sulla personalizzazione.

E l’imprenditoria italiana non rimane a guardare: un certo numero di startup si sono lanciate nel mercato della “nuova alimentazione”; NewGusto, iDinner, 3Wine e Cortilia sono solo alcune delle società nate in questi anni che rivedono il modo di fare la spesa, elevando la qualità. I fondatori di queste aziende e altri componenti dei team hanno così lanciato nel 2011 NewGusto, una piattaforma che ha come obiettivo la condivisione della propria cucina e la conoscenza intorno a una tavola, virtuale. Nella Silicon Valley invece azzardano l’impossibile: secondo il New York Times, interi team di ingegneri sarebbero già al lavoro per far arrivare sugli scaffali dei supermercati cibi 2.0, creati da composti organici in polvere o frammenti di tessuti animali. Questi nuovi cibi, detti anche cibi “Frankenstein”, sono creati utilizzando algoritmi che analizzano centinaia di migliaia di specie di piante per scoprire quali composti organici possono essere assemblati in modo da creare cibi proteici che possano essere un’alternativa ai derivati animali. Gli investitori, nonostante critiche e scetticismi, sono nomi illustri e assolutamente social: Sergey Brin (Google), Biz Stone (Twitter), Peter Thiel (PayPal), Bill Gates (Microsoft). 

Sarà forse Expo 2015 una simbiosi fra le start up tutte italiane che esaltano la tradizione del gusto e gli ingegneri americani che estremizzano l’uso della tecnologia sul cibo? È quello che credono e sperano gli organizzatori di questa fiera mondiale che ha come tema appunto l'alimentazione, l’esaltazione della sua qualità e l’innovazione nella ricerca per migliorare le caratteristiche nutritive dei vari prodotti. D’altra parte anche Steve Jobs disse: sii affamato…aveva forse voglia di qualche cosa di buono, sano e che avesse un’ottima reputazione quando pensò alla sua mela morsicata?

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