martedì 27 gennaio 2015

Se la reputazione ti lascia a piedi

Se c’è una cosa che accomuna i venti/trentenni di tutto il mondo e di tutte le epoche è il desiderio di fuga. Da casa, dal proprio paese, per 6 mesi o semplicemente per un weekend, il “giovane medio” cova periodicamente dentro di sé una bramosia dell’esotico, che lo spinge a muoversi, lontano o vicino che sia.


Soddisfare tutto ciò, nella nostra epoca più che in passato, richiede uno sforzo economico non indifferente e che mal si sposa, permettendoci una banale generalizzazione, con le possibilità economiche di ognuno di noi. Il viaggio, in quanto tale, viene messo alla fine della lista delle priorità da assolvere causando, nei grandi numeri, drastiche flessioni all’industria del turismo. In questo contesto socio-economico, si sono inserite numerose idee imprenditoriali legate al concetto di condivisione: il “car-sharing”, ad esempio, che rappresenta uno dei primi campi di applicazione dove condivisione e mezzo di trasporto si incontrano ed il “ride-sharing”, con il quale start up come Blablacar o Carpooling hanno fatto molta fortuna.


Il ride-sharing è semplice quanto intuitivo: si condividono le spese di un viaggio, in auto, abbattendo i costi della benzina e del pedaggio autostradale. Il risparmio è a due vie: per il guidatore-proprietario dell’auto e per i passeggeri che normalmente pagano meno rispetto ad un ordinario biglietto del treno. Tutto inizia online, con la registrazione al portale di riferimento e la conseguente immissione dei propri dati sensibili, patente e tagliando assicurativo inclusi (se guidatore) e con la ricerca delle alternative di viaggio se passeggero.
I siti di ride-sharing sono completi di recensioni sugli utenti e permettono a tutti di farsi un’idea di chi ci accompagnerà nel nostro percorso. L’unione di maggiori recensioni positive e maggior numero di viaggi permette all’utente di raggiungere un livello di reputazione superiore. Per Blablacar i gradi sono cinque: “principiante”, “apprendista”, “intenditore”, “esperto” e “ambasciatore”. Un buon livello reputazionale è dunque importante sia per decidere a chi dare il passaggio, sia per scegliere il guidatore che ci accompagnerà a destinazione. Sembra, in effetti, tutto molto semplice: basta navigare il sito per farsi velocemente un’idea della facilità e della garanzia dell’intero sistema. Eppure...
Eppure, proprio come nell’autostop tradizionale e al di là del fascino fiabesco derivante dal cinema, sembra permanere una qualche resistenza nell’atto di accettare un passaggio da uno sconosciuto: chi è veramente costui che guida? E, nell’altro verso, chi sono davvero i miei passeggeri? Tutto ciò si complica se, ad esempio, vedendo il profilo facebook del potenziale guidatore (o passeggero), si viene a conoscenza di alcune sue situazioni imbarazzanti. Recentemente, ad esempio, un utente ha raccontato al Corriere della Sera la sua personale esperienza negativa con Blablacar per aver dato un passaggio ad una ragazza in possesso di marjiuana, rischiando il sequestro dell’auto. Sarebbe stato possibile prevenire questo imprevisto?
Forse sì. In un contesto del genere, l’importanza di controllare la propria reputazione online e costruirsi una fedele identità digitale, rappresentano la soluzione a due problemi: abbattere quella forma di resistenza o, quantomeno, lenirla e cautelarsi da eventuali situazioni spiacevoli. Se l’obiettivo del guidatore è il risparmio (o il profitto, in qualche caso) la cura della propria identità digitale deve essere considerata come fattore imprescindibile. La completezza del profilo personale della piattaforma e la verifica dei documenti non sembrano dunque essere dei parametri di sicurezza esaurienti, almeno nella fase iniziale di scelta delle alternative di viaggio. L’identità digitale può quindi rappresentare una soluzione per la sicurezza nell’ambito del ride-sharing, per garantire e per garantirsi. 
È la metafora della reputazione: se ce l’hai, non sei mai solo. (cit.) 
Anche in autostrada!

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