lunedì 2 febbraio 2015

Libri e reputazione: il mercato delle recensioni on line aiuta la lettura?

Crediamo più alle recensioni presenti sul web rispetto alle esperienze che viviamo o vediamo con i nostri occhi. La reputazione online e le recensioni sul web hanno un impatto notevole sull’acquisto e sulla percezione di un brand o di un qualsiasi prodotto. Infatti, senza rendercene conto, ceniamo in luoghi in cui non saremmo mai andati solo perchè qualcuno li ha definiti “posti incantevoli”, compriamo un libro che non avremmo mai letto perchè definito “uno dei capolavori dell’ultimo secolo”. In altre parole, le opinioni altrui influenzano il processo decisionale che precede una scelta o un acquisto. Le stelline non mentono. 

Qualcuno ha sperimentato per noi e noi siamo certi che quanto recensito non possa che essere veritiero. Sono sempre di più i consumatori che, prima di acquistare un servizio o un prodotto, si affidano ai giudizi pubblicati in rete dagli altri utenti. Un fenomeno, quello delle recensioni social, in continua crescita da anni, tanto da essere temuto dalle aziende più di una campagna pubblicitaria mal riuscita. Internet influisce in maniera sempre più massiccia sulle abitudini di acquisto delle persone, questo nessuno può negarlo. 
La tesi è supportata da diverse ricerche, come quella svolta da Nielsen già nell’Aprile del 2009, che mostrano come i massimi livelli di trust siano accreditati alle persone che esprimono opinioni on line. O anche in quella di Gartner, dove è stato verificato che i consumatori sono sempre più influenzati dalle reti sociali quando devono effettuare i propri acquisti. 
Ma quanto pesano le recensioni on-line e il giudizio che gli utenti esprimono su siti come Amazon sulle vendite di un libro?
Altrimenti detto, se un romanzo ha una valutazione inferiore a tre stelle si tende davvero a cercare una lettura che sia meglio valutata da altri lettori? La risposta è sicuramente sì: sul web, infatti, siamo tutti critici e recensori severi, talora anche grazie all’anonimato garantito dalla rete, per cui i commenti risultano accurati, convincenti, ma soprattutto sempre a disposizione. Quindi navigare, passando da una recensione all’altra, per farsi un’idea prima di investire denaro è diventata una pratica diffusa. Così, però, si rischia di orientarsi tutti verso i cosiddetti best-seller (che hanno milioni di commenti positivi). 
Gli autori meno famosi, per non finire inesorabilmente nel dimenticatoio, devono cercare di farsi largo nel mondo del web e ottenere ottime recensioni, oppure possono sperare che a parlare di loro sia un personaggio influente. È il caso di Mark Zuckerberg che ha creato sul social netwoork Facebook la pagina “A Year of Books”, un gruppo di lettura dove gli utenti possono discutere delle loro esperienze letterarie. Zuckerberg posterà le sue letture, le commenterà e risponderà volentieri alle opinioni ed alle riflessioni degli utenti. Il gruppo di lettura verrà moderato, così da tenere sotto controllo eventuali commenti poco pertinenti. Il primo libro suggerito da Zuckerberg è stato “The end of power” di Moises Naim, un libro che racconta del modo in cui il potere si stia spostando sempre più verso i singoli individui. Prima del post il libro aveva venduto 20.000 copie. Grazie all’influenza di Zuckerberg il libro è arrivato ad occupare il 19esimo posto nella classifica di Amazon dei libri più venduti. In soli due giorni dall'annuncio dell'iniziativa, il volume è andato a ruba ed è già esaurito. 
Ma il fenomeno delle recensioni online presenta anche lati negativi, uno dei quali è legato al fenomeno dell’ ego-surfing: cercare il proprio nome sui motori di ricerca, come ben testimonia un articolo di Alessandro Piperno, può generare una sorta di dipendenza da recensione. Uno scrittore diventa ossessionato da ciò che gli utenti scrivono delle sue opere in rete e arriva sino al punto di navigare sotto mentite spoglie per stroncare la reputazione digitale dei concorrenti e, allo stesso tempo, migliorare la propria traendone giovamento. Al contrario sviluppare la propria identità digitale in modo positivo potrebbe diventare la chiave del successo, specialmente per i nuovi scrittori sconosciuti al grande pubblico. 
Non sono mancate poi le critiche al mondo dei social, e in particolare a Twitter accusato di “uccidere la critica” nel corso del Tribeca Film Festival: il noto social network favorirebbe una sorta di critica elementare e “semaforica”, basata solamente sui “like” e su commenti sentenziosi legati ad hashtag popolari, mentre è molto importante che la scrittura critica rimanga aperta e libera. Anche Jonathan Franzen in un’intervista sul Guardian ha criticato queste nuove metodologie che stanno portando alla scomparsa di tutti quegli scrittori a cui era garantito un certo controllo di qualità delle proprie opere, non basate solamente su semplici recensioni, veritiere o meno, sulle piattaforme digitali. D’altro canto però sono numerosi anche gli esempi positivi, come quello di Robin Sloan (ex manager di Twitter) che ha spopolato nella letteratura passando solamente per il digital: inizia con un racconto pubblicato su Kindle Store, seguito da un breve romanzo finanziato con Kickstarter, piattaforma di crowfounding, e infine con un romanzo vero e proprio che racconta la convivenza tra libri di carta ed e-book. Per Sloan i libri e Twitter condividono l’amore per le parole, a cui il social ha contribuito portando le persone a scegliere quelle più efficaci. 
Secondo Sloan “la sensibilità della carta e la pervasività del digitale possono convivere pacificamente e perfino combattere fianco a fianco nel promuovere una certa sensibilità letteraria più critica e riflessiva”. Complice anche la nascita di BuzzFeed Books, la piattaforma dedicata ai contenuti virali che, secondo le parole rilasciate dall’editor Isaac Fitzgerald (“se non puoi dire niente di carino, non dire niente di niente”), non conterrà recensioni negative. Sulla stessa linea di pensiero anche Lev Grossman, critico letterario per il Times, il quale ha dichiarato che non recensirà più nessuna opera a lui non gradita. 
È quindi radicalmente cambiata la figura del critico letterario e del proprio lavoro, incentrata non più sul giudizio personale ma sul raccontare l’esperienza della lettura e la posizione che l’opera assume all’interno del presente.“ 
Nel bene e nel male purché se ne parli” è ormai evidente che sia stata stata sostituita da “purchè se ne parli bene”.

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