venerdì 1 aprile 2016

Il nostro futuro visto dalla rete che non dimentica

Quando postiamo un selfie su Facebook, siamo davvero consapevoli delle implicazioni di questo gesto? Cosa sto comunicando? Chi lo vedrà? Se qualcuno la vedesse tra dieci anni cosa penserebbe?
La pagina satirica The Humor Train ha postato qualche giorno fa questa foto, con un intento ovviamente umoristico.

È un’immagine sicuramente forte, che fa riflettere non poco sulla rivoluzione che ha travolto il nostro modo di comunicare, di mostrarci, e quindi la nostra stessa identità.

venerdì 26 febbraio 2016

Web Intelligence vs Privacy: la palude di Apple

In un’epoca in cui gli strumenti di web intelligence, che consentono di analizzare i contenuti e il comportamento degli utenti, si fanno sempre più precisi aumentano i timori per la privacy e allo stesso tempo il valore che le si conferisce.
paludeDentro a questo conflitto si giocano molti interessi, istituzionali, politici e commerciali. Il governo americano da tempo “corteggia” i giganti della Silicon Valley, che hanno in mano miliardi e miliardi di dati di utenti di tutto il mondo, affinché li supporti nelle azioni di web intelligence finalizzate alla lotta alla criminalità e al terrorismo. Ma dall’altro lato rispondono picche.
Sta facendo molto discutere in queste ore il fatto che Apple si opponga all’ordine di un giudice federale americano di sbloccare il telefono utilizzato da un sospetto responsabile della sparatoria di San Bernardino, in California, in cui furono uccise 14 persone.
L’amministratore delegato Tim Cook ha espresso il no di Apple alla richiesta dell’FBI attraverso una nota ufficiale sul suo sito, ritenendo che accettare di forzare il codice criptato di un Iphone creerebbe un «precedente pericoloso»: la decisione di «opporci a questo ordine non é qualcosa che prendiamo alla leggera. Riteniamo che dobbiamo far sentire la nostra voce di fronte a ciò che vediamo come un eccesso da parte del governo Usa». Cook definisce l’ordine un «passo senza precedenti che minaccia la sicurezza dei nostri clienti» e ha «implicazioni che vanno ben oltre il caso legale in questione».Aggiunge che Apple ha collaborato con l’Fbi durante le indagini, «ma ora il governo Usa ci ha chiesto qualcosa che semplicemente non abbiamo, e che consideriamo troppo pericoloso creare. Ci hanno chiesto di creare un accesso secondario all’iPhone», quindi una seconda via di ingresso ai dati dello smartphone che oltrepassi i blocchi di sicurezza impostati dall’utente.
La posizione di Apple, e anche di Google che ha già dichiarato di sostenere Cupertino, è chiara: in primis la tutela dei propri consumatori e del proprio sistema.