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mercoledì 17 marzo 2010

Davvero Facebook ha battuto Google?

Il dato di oggi quasi non ci meraviglia: negli Stati Uniti gli accessi a Facebook hanno superato quelli a Google. Al di là dei numeri, la cosa è interessante perchè mostra come siano divenuti comparabili strumenti e pratiche originariamente diversi: un motore di ricerca e un social network. Google diventa sempre più social e Facebook sempre più analitico, e questa rincorsa reciproca produce un'utenza altrettanto ibrida.
Oltre ai meri accessi, sarebbe interessante capire il rapporto tra la fedeltà degli utenti e la tipologia di contenuti condivisi.
Quali sono gli utenti più fedeli a Facebook? E quali si stancano presto lasciando solo un simulacro muto dietro di sé? E' davvero tutto merito della FarmVille?
Un'osservazione: i profili dei facebookiani, quelli più attivi, sono quasi sempre vetrina di contenuti scovati googlando e della volontà di mostrare lì quello che si fa e si legge su altri canali.

Come dire Google esce dalla porta per rientrare dalla finestra:)

lunedì 25 gennaio 2010

La politica e il web 2.0: Metodologia ed Analisi

Oggi come oggi nessuno può ignorare la potenza del Web 2.0. Soprattutto coloro i quali della comunicazione fanno lo strumento del proprio lavoro. E’ il caso della classe politica in senso generale e a tutti i livelli. Questa è la più importante lezione che abbiamo imparato dalle ultime elezioni presidenziali negli Stati Uniti dove studi indipendenti hanno dimostrato che buona parte della vittoria elettorale di Barack Obama è stata costruita attraverso una mobilitazione senza precedenti delle classi giovanili. Esse non solo hanno votato in blocco (due elettori su tre) per il candidato democratico, ma hanno anche incrementato la loro presenza ai seggi, spesso per la prima volta in assoluto, assai più di ogni altra classe di età. Questo fenomeno si spiega con il fatto chel’elettore non è più un soggetto passivo che “ascolta” la campagna elettorale subendo tribune politiche e comizi, ma è un soggetto che attivamente influenza i programmi elettorali e le tendenze politiche grazie al potere del web informale (forum, social network, blog, newsgroup e wiki).

giovedì 21 gennaio 2010

Il dibattito sulla reputazione on line


In questo periodo il nostro Reputation Manager è stato protagonista di un dibattito, insieme ad alcuni suoi “colleghi”stranieri. Tutto è partito da qui
e nel volgere di poco proliferavano tesi e anti-tesi sulla reputazione on line

Al di là del rumore attorno al nostro RM, questi discorsi tornano utili perché ci dicono quali aspetti catalizzano l’attenzione
degli internauti e in quali malintesi è più facile incorrere.

La questione della reputazione personale su Internet si sta sovrapponendo a quella della reputazione aziendale. Le discussioni dell’ultimo periodo si concentrano intorno a due ordini di problemi e a una serie di concetti ricorrenti:

RISCHI: tutela/difesa/pulizia/spazzini del web/
La reputazione on line è un bene fragile, soggetto alla minaccia delle opinioni negative che scalano i motori di ricerca. Per difendere la reputazione si ricorre alla rimozione o allo spostamento dei contenuti lesivi attraverso la consulenza di società specializzate.
NORMATIVE: diritto/legge/identità digitale/diffamazione
In Italia non esiste una normativa adeguata al trattamento dell’identità digitale nel web 2.0. La reputazione online dovrebbe essere tutelata dalla legge al pari della privacy. Le violazioni di questo diritto sarebbero così soggette a sanzione.

lunedì 24 novembre 2008

L'impatto del buzz nella moderna comunicazione: lo sciame di Obama

Barak Obama ha vinto le elezioni in Usa, e non solo. La sua campagna elettorale ci fornisce infatti un magnifico esempio di sapienza nella gestione della propria reputazione a livello globale. Il cambiamento che Obama ha proposto non è semplicemente politico, ma riguarda innanzitutto la capacità di cogliere una trasformazione già in atto per milioni di persone, e non solo in America. Parlo naturalmente dello spazio che tutti occupiamo e condividiamo ogni giorno senza doverci neanche muovere da casa: la rete.

Il nuovo presidente ha saputo intercettare il popolo e soprattutto la filosofia dei social network, i luoghi di incontro virtuale, come i blog e forum, dove migliaia di utenti si scambiano opinioni ogni giorno sui più svariati temi. Obama ha capito che le parole in rete hanno un peso, e restano. Se clicco sul suo sito per conoscere la sua storia arrivo alla pagina “Meet Obama”, se faccio la stessa cosa per Jhon Mccain mi imbatto in un formale “About Jhon Mccain”. La due scelte lessicali sono ovviamente molto diverse, e credo racchiudano un po’ il senso della vittoria di Obama. Nel corso della sua campagna elettorale non ha semplicemente fornito delle informazioni riguardo ai suoi programmi, ma sfruttando la rete, è andato a occupare gli stessi luoghi di chi doveva recepirli ed eventualmente sceglierli, ha incontrato i suoi elettori sul loro stesso terreno. Questo si è tradotto nella massiccia campagna svolta in rete, dai siti ufficiali ai milioni di fan che hanno aperto gruppi su Facebook per promuovere la sua immagine, dandogli una risonanza pazzesca e, soprattutto, gratuita.