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lunedì 28 marzo 2011
venerdì 4 marzo 2011
La migliore reputazione per Fortune: 1 Apple, 2 Google, 11 Microsoft
Vi anticipo che la settimana prossima confronteremo la classifica di Fortune con un'analisi della reputazione on line di queste tre Big, noi parleremo delle opinioni dei consumatori lato mobile.
giovedì 3 marzo 2011
La reputazione è come la moneta
“Viviamo in un mondo in cui la visibilità crea opportunità e la reputazione costruisce la fiducia”.
Dalle parole di Dan Schawbel, managing partner di Millenial Brand, “personal branding guru” per NYT e autore di Me 2.0 (Costruire un Brand forte per realizzare una carriera di successo) , è chiaro che esposizione mediatica e reputazione sono due cose molto diverse.
lunedì 28 febbraio 2011
Kenneth Cole: uno scandalo su Twitter. E sul resto del web?
L’episodio ha visto come protagonista il famosissimo stilista Kenneth Cole, etichetta di successo negli Stati Uniti, già curatore d’immagine per attrici come Jessica Alba e Sharon Stone, e proprietario di un lussuoso negozio di profumi e accessori a NYC.
Stando all’accaduto, il signor Cole, o qualcuno interno al suo entourage, proprio nei giorni legati alla rivolta in Egitto ha avuto la scellerata idea di promuovere la sua collezione primaverile, sfruttando la visibilità che l’hashtag #Cairo stava avendo in quei giorni (e che tutt’oggi mantiene),utilizzato dagli utenti per condividere e diffondere preziose aggiornamenti sulla situazione in Egitto.
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martedì 21 dicembre 2010
Medico e paziente non sono amici, soprattutto su Facebook
“Please don’t friend me”. Ai tempi di Facebook, i rapporti interpersonali possono arricchirsi di nuovi, a volte insignificanti dettagli e di inaspettate sfumature: amicizie “forzate” da una conoscenza avvenuta in circostanze altrettanto forzate possono nascere o, come nel caso qui trattato, essere negate.
Un articolo statunintense ha riportato infatti un curioso fenomeno, che non mancherà di sucitare polemiche: è il caso di tutti quei pazienti che digitano sui motori di ricerca il nome del loro medico, per poi, una volta scoperto il profilo Facebook del suddetto, chiederne l’amicizia.
Questo è alla base di una recente ricerca pubblicata dalla Rouen University Hospital, in Francia, e condotta dal Journal of Medical Ethics, grazie alla quale sono emersi alcuni dati importanti circa questa tendenza, che pare avere sempre più “follower”. Sullo stesso terreno si è mossa anche Katherine , assistente professoressa di medicina presso la George Washington University.
Entrambi gli studi, infatti, hanno analizzato il modo in cui il rapporto di fiducia che dovrebbe essere alla base della relazione tra medico e paziente risulta minato se si sposta sull’asse dei social networks; ne è emerso che il medico non si ritiene affatto un amico del paziente, né intende esserlo, almeno nel mondo virtuale di Facebook, Myspace e Twitter.
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venerdì 17 dicembre 2010
La crescita di Twitter vale 3,7 milioni di dollari
Arriva dagli Stati Uniti la notizia che Twitter, l’ultimo piccolo grande, gigante tra i social networks, ha ottenuto 200 milioni di dollari per incentivare la sua crescita. Questo significa che l’ormai popolare uccellino azzurro riuscirà ad ampliare la sua espansione in rete senza l’aiuto di Wall Street, ma unicamente attraverso le strategie di investimento proposte dalla Kleiner Perkins Caufield & Byers, una delle più famose società della Silicon Valley.
Inoltre, l’aumento dello staff manageriale di Twitter ha portato all’inclusione di due intraprendenti personalità in veste di nuovi direttori: Mike McCue e David Rosenblatt.
Ma per quale motivo una delle più rinomate società di investimento californiane ha puntato proprio sul social network Twitter, ancora in fase di crescita rispetto al colosso Facebook?
La risposta è insita nella strategia della Kleiner Perkins, la quale ha individuato nella piattaforma social un “moneymaking potential” che deve essere curato e aiutato nell’ottica di poter avere grandiosi risultati. I numeri di Twitter confermano, in effetti, le aspettative di guadagno: sono infatti 65 milioni i messaggi con un testo non superiore ai 140 caratteri che ogni giorno “fuoriescono” dal social per diffondersi nell’intero web.
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giovedì 9 dicembre 2010
La pubblicità negativa di DecorMyEyes.com finisce dietro le sbarre
E’ di un paio di giorni fa la notizia dell’arresto a Brooklyn di Vitaly Borker, trentaquattrenne fondatore del sito web per l’ecommerce DecorMyEyes.com, di cui abbiamo parlato nel post del 29 Novembre ”DecorMyEyes.com: l'importante è che se ne parli...su Google!”.
Il proprietario di uno dei siti più cliccati e visitati è stato tratto in arresto in seguito ad accuse di violenza verbale e minacce nei confronti dei clienti. Questo era solo una parte della strategia di Borker, strategia che per lungo tempo si è rivelata vincente: il proprietario di Decormyeyes.com, difatti, si guadagnava una sempre maggior fama sfruttando lo scontento e le lamentele dei clienti. In che modo, è semplice immaginarlo.
Gli utenti, dopo aver acquistato lussuosi occhiali di marche celebri attraverso il sito (e a cifre per nulla vantaggiose), si vedevano recapitare a casa il prodotto desiderato contraffatto, taroccato. Alle mail di lamentela da parte dei clienti si contrapponeva la politica attuata da Borker e dai suoi collaboratori, i quali controbattevano prima con insulti, poi con vere e proprie minacce, dichiarando di non voler emettere rimborsi. Avevamo citato il caso di Miss Rodriguez, ma lo stesso trattamento era stato riservato ad altre centinaia di consumatori: le loro parole di rabbia e amarezza, riversate su blog, forum e social network avevano contribuito a far balzare DecorMyEyes.com nella golden top dei siti più visualizzati (e quindi più visibili) su Google, in quanto il link al sito “maledetto” era costantemente riportato. Ed era esattamente questo ciò a cui aspirava Vitaly Borker, il quale ora rischia una condanna a diversi anni di carcere.
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lunedì 6 dicembre 2010
A caccia di evasori fiscali nei social network
Da qualche tempo il Fisco può contare su un nuovo, famigerato ed efficace alleato: Facebook. Il celeberrimo social network, infatti, è diventato ormai un fidato strumento nelle mani dell’Agenzia delle entrate, la quale ha deciso di ricorrervi per monitorare i movimenti sul web dei presunti evasori fiscali, sorvegliando i loro spostamenti e acquisti. In questo modo non viene controllato costantemente solo il profilo su Facebook del soggetto in questione, ma anche un ampio range di altri siti dove è possibile scambiarsi informazioni e dove si generano le discussioni tra i diversi utenti.
Discorso parallelo e speculare è quello che si può fare per eBay, una piattaforma già conosciuta per l’ingente traffico di scambi e di affari in nero che gli utenti portano avanti quotidianamente; gli agenti convogliano poi i dati raccolti in appositi software, dove è possibile confrontare tutti gli elementi ricavati da questi siti con il reddito dichiarato dai soggetti monitorati. Senz’altro eBay rappresenta inoltre un nervo scoperto anche dal lato dei marchi che sempre più spesso divengono oggetto e simbolo di contraffazione moltissimi utenti, infatti, dopo aver acquistato capi di moda su eBay a prezzi bassissimi, si sono resi conto, al momento della cosegna, che quanto ordinato e comprato era un clamoroso falso. Sono nati dei gruppi su Facebook per avvertire altri utenti di questo.
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venerdì 3 dicembre 2010
L'onda Wikileaks
Come sta reagendo il popolo del Web circa l’ondata di notizie sul caso Wikileaks?
Girovagando per la rete, salta immediatamente all’occhio la massiccia presenza di commenti dei milioni di utenti “spalmati” tra social networks, forum e blog che hanno spostato l’asse degli argomenti delle discussioni proprio sulla notizia delle rivelazioni che la piattaforma creata da Julian Assange sta fornendo.
Dal grafico che segue è evidente come l’onda sia cavalcata dall’opinione dei blogger, ma considerevole è anche la percentuale di contenuti ripresi o creati in modo inedito dagli utenti sui social network, in particolare Twitter e Facebook, molto più attivi dei siti news:
Rispetto ai contenuti possiamo dire , prendendo in considerazione soprattutto i social network, che le reazioni degli internauti sono suddivisibili in due macro categorie.
Il gruppo più consistente è quello che supporta a gran voce la fuga di notizie riservate scatenata da Wikileaks, come dimostrano alcuni estratti dei post:
La Cina ha bloccato l'entrata a Wikileaks. Sempre più censure! Abbiamo il Diritto di essere informati.
Abbiamo il diritto di essere informati
Girovagando per la rete, salta immediatamente all’occhio la massiccia presenza di commenti dei milioni di utenti “spalmati” tra social networks, forum e blog che hanno spostato l’asse degli argomenti delle discussioni proprio sulla notizia delle rivelazioni che la piattaforma creata da Julian Assange sta fornendo.
Dal grafico che segue è evidente come l’onda sia cavalcata dall’opinione dei blogger, ma considerevole è anche la percentuale di contenuti ripresi o creati in modo inedito dagli utenti sui social network, in particolare Twitter e Facebook, molto più attivi dei siti news:
Il gruppo più consistente è quello che supporta a gran voce la fuga di notizie riservate scatenata da Wikileaks, come dimostrano alcuni estratti dei post:
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martedì 30 novembre 2010
Twitter, micro-communities e recommendations
Quando si parla di Social Network la nostra mente va immediatamente a Facebook, e, in seconda istanza, a Myspace. Tuttavia, negli ultimi tempi, un’altra piattaforma si sta facendo strada, con continuità e sorprendente efficacia: è Twitter, contraddistinto dall’ormai celebre uccellino azzurro.
Ebbene, le aziende non si stanno facendo sfuggire la consistente affermazione di conversazioni qui presenti; sotto l’apparenza del social network, Twitter si sta spingendo sempre più verso una direzione ben precisa: creare, in termini più specifici, un vero e proprio meccanismo (attraverso l’applicazione “find people”) che induca i suoi utenti a seguire i propri interessi, passioni ed inclinazioni. E in che modo è semplice immaginarlo: portando gli iscritti a inserirsi all’interno di piccoli circuiti costituiti da persone rilevanti per chi le segue, sia da un punto di vista della comunicazione che dell’ informazione e dei trend.
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lunedì 29 novembre 2010
DecorMyEyes.com: l'importante è che se ne parli...su Google!
“Ciao, sono di DecorMyEyes.com e volevo ringraziarvi per tutte queste lamentele, sappiate che più ne pubblicate, più visite riceviamo sul sito e più soldi e vendite ci aiutate a fare. Noi amiamo la PUBBLICITA' NEGATIVA. Ci avete spinto in vetta ai risultati dei motori di ricerca, e stiamo facendo più soldi adesso che mai prima d'ora. Non abbiamo mai fatto tanti affari. Grazie, grazie a tutti, siamo in paradiso."
E’ di pochi giorni la notizia di una sconcertante disavventura accorsa a una cittadina newyorkese. Clarabelle Rodriguez, residente a Chelsea, NY, aveva difatti deciso di soddisfare uno suo grande desiderio: acquistare un paio di occhiali da vista di una prestigiosa marca francese, la Lafont. Dopo aver provveduto all’ordine e al pagamento via Web, attreverso il sito DecorMyEyes.com (uno dei siti presenti nella Golden top di Google, e quindi tra quelli più cliccati), viene contattata il giorno seguente da Mr Russo proprio da questo sito Internet, il quale le comunica l’esaurimento scorte delle lenti correttive da lei aggiunte all’acquisto. Al disappunto per questa notifica, si aggiunge per Clarabelle Rodriguez lo sconcerto di vedersi recapitati, pochi giorni dopo, i suoi agognati Lafont FALSI. DecorMyEyes.com le addebita inoltre sul conto $487, e cioè $125 in più di quanto le era stato comunicato al momento del pagamento.
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venerdì 19 novembre 2010
Il Venerdì di Repubblica sperimenta la web reputation, ma non è un gioco

Il Venerdì di Repubblica si è sottoposto ad un esperimento di Web Reputation con l’aiuto di Reputation Manager e lo ha rivelato sul numero di oggi ai suoi lettori nell’articolo “Come Rifarsi la reputazione on line”
Abbiamo analizzato l’immagine del settimanale di Repubblica nel Web 2.0 e il risultato è più che soddisfaciente: il 74% dei commenti è positivo. I lettori apprezzano soprattutto gli approfondimenti dedicati alla cultura e alla storia, e i giovanissimi dedicano intere discussioni nei forum alle recensioni sui loro beniamini.
Questione di gusti potremmo dire. La reputazione di un giornale è fatta non solo di gusto ma anche dalla fama dei suoi autori.
Abbiamo analizzato l’immagine del settimanale di Repubblica nel Web 2.0 e il risultato è più che soddisfaciente: il 74% dei commenti è positivo. I lettori apprezzano soprattutto gli approfondimenti dedicati alla cultura e alla storia, e i giovanissimi dedicano intere discussioni nei forum alle recensioni sui loro beniamini.
Questione di gusti potremmo dire. La reputazione di un giornale è fatta non solo di gusto ma anche dalla fama dei suoi autori.
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giovedì 18 novembre 2010
Il Web Sociale: investimento personale e d'impresa
Ormai è chiaro come nella socialità si sviluppi un confronto totale e giornaliero che comprende la commistione di pubblico e privato. In termini più specifici, è proprio nel pubblico che si riflette, a livello privato, il rapporto con la marca. Stando infatti ai dati forniti da Econsultancy’s recent Social Media and Online PR Report tramite l’efficace grafico che trovate qui sotto, balza immediatamente all’occhio quale spessore e valore abbiano assunto i Social Media non solo all’interno di una determinata azienda, bensì nel totale panorama del mondo del lavoro:
Osservando attentamente quanto proposto qui sopra, ci si accorge quanto il rapporto azienda/cliente/consumatore non sia più una relazione macchinosa e prevedibile, in cui l’azienda propone e il cliente (e poi il consumatore) “subisce”, ma, al contrario, si sia raggiunto nel corso del tempo una relazione di tipo sinergico ed integrativo: i tre elementi sono tutti sullo stesso piano ed ognuno gioca un ruolo fondamentale nella determinazione dei processi di marketing prima e di acquisto/consumo dopo.
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lunedì 8 novembre 2010
La reputazione e il prezzo degli hotel sul web
(Teleborsa ) - Roma, 8 nov - La distribuzione tariffaria online ha cambiato le regole del gioco per gli Hotel italiani, portando le tariffe per pernottamento a frequenti up/down sul costo di pernottamento. E' quanto emerge da una analisti del comparatore prezzi degli hotel www.trivago.it, nel suo recente studio tHPDI (trivago hotel price disparity rate) sulle tariffe praticate da quasi 8 mila strutture ricercate, ha osservato la media dei prezzi per categorie alberghiere in Italia e il livello di dinamicita' dei prezzi, indice conosciuto come "disparity rate".Dalla ricerca trivago emerge che i prezzi praticati online dagli alberghi presentano una forte dinamicità e aumentano in relazione alla reputazione online della stessa struttura e alle tariffe praticate sul web dalla concorrenza. La classificazione alberghiera diventa sempre meno rilevante per i prezzi di listino, soprattutto nelle categorie più basse, dove i prezzi seguono fasce di prezzo molto simili.
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lunedì 29 marzo 2010
Speedy gossip...
...l'algoritmo del gossip già vittima di se stesso...


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lunedì 25 gennaio 2010
La politica e il web 2.0: Metodologia ed Analisi
Oggi come oggi nessuno può ignorare la potenza del Web 2.0. Soprattutto coloro i quali della comunicazione fanno lo strumento del proprio lavoro. E’ il caso della classe politica in senso generale e a tutti i livelli. Questa è la più importante lezione che abbiamo imparato dalle ultime elezioni presidenziali negli Stati Uniti dove studi indipendenti hanno dimostrato che buona parte della vittoria elettorale di Barack Obama è stata costruita attraverso una mobilitazione senza precedenti delle classi giovanili. Esse non solo hanno votato in blocco (due elettori su tre) per il candidato democratico, ma hanno anche incrementato la loro presenza ai seggi, spesso per la prima volta in assoluto, assai più di ogni altra classe di età. Questo fenomeno si spiega con il fatto chel’elettore non è più un soggetto passivo che “ascolta” la campagna elettorale subendo tribune politiche e comizi, ma è un soggetto che attivamente influenza i programmi elettorali e le tendenze politiche grazie al potere del web informale (forum, social network, blog, newsgroup e wiki).
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giovedì 21 gennaio 2010
Il dibattito sulla reputazione on line

In questo periodo il nostro Reputation Manager è stato protagonista di un dibattito, insieme ad alcuni suoi “colleghi”stranieri. Tutto è partito da qui
e nel volgere di poco proliferavano tesi e anti-tesi sulla reputazione on line
Al di là del rumore attorno al nostro RM, questi discorsi tornano utili perché ci dicono quali aspetti catalizzano l’attenzione
degli internauti e in quali malintesi è più facile incorrere.
La questione della reputazione personale su Internet si sta sovrapponendo a quella della reputazione aziendale. Le discussioni dell’ultimo periodo si concentrano intorno a due ordini di problemi e a una serie di concetti ricorrenti:
RISCHI: tutela/difesa/pulizia/spazzini del web/
La reputazione on line è un bene fragile, soggetto alla minaccia delle opinioni negative che scalano i motori di ricerca. Per difendere la reputazione si ricorre alla rimozione o allo spostamento dei contenuti lesivi attraverso la consulenza di società specializzate.
NORMATIVE: diritto/legge/identità digitale/diffamazione
In Italia non esiste una normativa adeguata al trattamento dell’identità digitale nel web 2.0. La reputazione online dovrebbe essere tutelata dalla legge al pari della privacy. Le violazioni di questo diritto sarebbero così soggette a sanzione.
e nel volgere di poco proliferavano tesi e anti-tesi sulla reputazione on line
Al di là del rumore attorno al nostro RM, questi discorsi tornano utili perché ci dicono quali aspetti catalizzano l’attenzione
degli internauti e in quali malintesi è più facile incorrere.
La questione della reputazione personale su Internet si sta sovrapponendo a quella della reputazione aziendale. Le discussioni dell’ultimo periodo si concentrano intorno a due ordini di problemi e a una serie di concetti ricorrenti:
RISCHI: tutela/difesa/pulizia/spazzini del web/
La reputazione on line è un bene fragile, soggetto alla minaccia delle opinioni negative che scalano i motori di ricerca. Per difendere la reputazione si ricorre alla rimozione o allo spostamento dei contenuti lesivi attraverso la consulenza di società specializzate.
NORMATIVE: diritto/legge/identità digitale/diffamazione
In Italia non esiste una normativa adeguata al trattamento dell’identità digitale nel web 2.0. La reputazione online dovrebbe essere tutelata dalla legge al pari della privacy. Le violazioni di questo diritto sarebbero così soggette a sanzione.
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venerdì 18 settembre 2009
Osservatorio sui social network: Il mercato e-book
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venerdì 17 aprile 2009
Crolla la reputazione di Domino’s pizza dopo i video imbarazzanti postati dai suoi dipendenti
Il virus mediatico ha colpito la cucina di una delle più grandi multinazionali del fast food: due dipendenti di Domino’s pizza hanno pubblicato su YouTube dei video dove si divertono a giocare in modo assolutamente anti-igienico con il cibo che poi utilizzavano per preparare le pietanze.
L’intervento riparatore dell’azienda, per stessa ammissione del suo portavoce, non è stato tempestivo. Il video è rimasto on line per molte ore e questo ha aumentato esponenzialmente la sua viralità e diffusione su tutto il web: prima di essere stato eliminato è stato visualizzato più di un milione di volte da utenti scandalizzati i quali dichiarano che difficilmente riusciranno a mangiare ancora i prodotti di Domino’s.
L’intervento riparatore dell’azienda, per stessa ammissione del suo portavoce, non è stato tempestivo. Il video è rimasto on line per molte ore e questo ha aumentato esponenzialmente la sua viralità e diffusione su tutto il web: prima di essere stato eliminato è stato visualizzato più di un milione di volte da utenti scandalizzati i quali dichiarano che difficilmente riusciranno a mangiare ancora i prodotti di Domino’s.
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martedì 3 marzo 2009
Ryanair vs i blogger: se voli alto nel business scivoli meglio sul web?
Ryanair è nata con una precisa strategia di business: far volare a basso costo. Il marketing si affida alla conseguenza logica: se il cost è low, tutto il resto, compresa l’importanza del cliente, non può essere high. Il cliente lo sa e si assume il rischio di accettare queste premesse in cambio di un servizio economico, fermo restando il rispetto delle comuni norme di sicurezza.
Ryanair è protagonista in questi giorni di una vicenda poco edificante. Alcuni componenti del suo staff hanno apostrofato come “idiota” un blogger, il programmatore irlandese Jason Roe, il quale segnalava sul suo sito la presenza di un bug nell’area booking di Ryanair.com: ad un certo punto della transazione per l’acquisto del biglietto il costo totale appariva uguale a zero.
Ryanair è protagonista in questi giorni di una vicenda poco edificante. Alcuni componenti del suo staff hanno apostrofato come “idiota” un blogger, il programmatore irlandese Jason Roe, il quale segnalava sul suo sito la presenza di un bug nell’area booking di Ryanair.com: ad un certo punto della transazione per l’acquisto del biglietto il costo totale appariva uguale a zero.
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