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giovedì 1 dicembre 2011

Facebook: condivido, ergo sum?

Essere sui social media, significa voler condividere tutto con tutti? Facebook sembra dare per scontato che sia così, e sta pensando di attivare un sistema automatico che condivida al posto nostro quello che ci piace. La nuova idea di Zuckerberg si chiama "frictionless sharing" ("condivisione senza attrito"): tutto quello che leggiamo, la musica che ascoltiamo, i video che guardiamo sarà condiviso con i nostri amici, senza bisogno di clicckare sul pulsantino "condividi". Senza il bisogno di scegliere di condividere.
L'obiettivo naturalmente è quello di rendere sempre più pervasiva la tracciabilità del comportamento degli utenti per poi sfruttare questi dati a fini commerciali.

In questo lungo e interessante articolo pubblicato ieri sul nuovo magazine Lettura del Corriere.it, Evgeny Morozov si chiede se si stia profilando il rischio di indebolire la capacità critica delle persone, di annullare l'espressione di un giudizio consapevole e la possibilità di assegnare un valore diverso a quello che ci piace. In definitiva si chiede che fine farà la nostra identità e di conseguenza anche la nostra reputazione, perchè in un un mondo in cui tutti mettono in comune tutto allo stesso modo, non ci si aspetterà più un giudizio personale su un determinato contenuto.

D'altro canto proprio in questi giorni, secondo la Stampa britannica, la Commisione Europea sta lavorando ad un aggiornamento delle normative sulla privacy per impedire ai social network di vendere ai privati i dati di navigazione degli utenti a fini pubblicitari. Per il momento sembra quindi che a livello normativo si stia cercando di limitare la tracciabilità degli utenti, e questo lascia supporre che l'idea del "frictionless sharing" non avrà la strada spianata.

La preoccupazione sociologica di Morozov è tuttavia legittima, e forse già attualizzata più di quanto egli stesso delinei nel suo articolo. Gli strumenti per condividere sono diventati così onnipresenti che ormai condividere è diventato un gesto automatico. Detto questo però è anche importante non guardare tutto esclusivamente dalla lente dei Social Network.

(R)esistono ancora molti contesti in cui la condivisione non è un indicatore primario, almeno non nelle relazioni tra le persone. Ma il valore più importante è il confronto attorno ad un argomento, un'idea, un'esperienza, ma anche un prodotto o una marca. Nel web esistono tanti eco-sistemi che vivono indipendentemente dal tasto "mi piace" (pensiamo a tutti i forum frequentati ogni giorno da migliaia di persone che attivamente scelgono di discutere su un argomento che li appassiona) e all'interno dello stesso Facebook esistono infinite realtà in cui la produzione di contenuti e il confronto di opinioni sono l'elemento centrale, e condividere significa stimolare un'azione, fare qualcosa all'esterno di quel contesto. Pensiamo a tutte le iniziative sociali e le mobilitazioni nate in Rete, che hanno avuto un seguito nel mondo.

Possiamo quindi dire che il Web sia abbastanza grande e variegato per garantirci il diritto di essere, prima ancora di condividere?

martedì 29 novembre 2011

Il caso #palazzochigi e l'identità digitale delle istituzioni

Lo spunto è quello dibattuto qualche giorno fa sul microblog sempre più seguito ormai anche in Italia: da un po’ di tempo (c’è chi dice due anni) qualcuno twittava da un account @palazzochigi.
Complice la decisa “differenza di personalità” dei due Presidenti del Consiglio, quando la foto del profilo è cambiata e i messaggi hanno nettamente virato di tono, il nuovo interlocutore denominato PalazzoChigi è sembrato vero a molti – soprattutto a coloro che non lo seguivano prima, e a tutti i “newbie” di Twitter, ogni giorno di più - confondendo così le idee del popolo del microblog. Per riassumere velocemente la vicenda ai pochi che non la sanno, a quel punto molti navigatori hanno mandato al deputato più famoso di Twitter, il PD Andrea Sarubbi, la richiesta di fare chiarezza, far controllare ed eventualmente far chiudere l’account dalla Polizia Postale, e così il deputato, noto per i suoi racconti delle sedute della Camera in 140 caratteri, #opencamera, si è dato da fare, e ha provveduto - ritenendo di far bene, data la situazione.

Giustamente il giornalista Jacopo Giliberto ha poi posto, a valle di questa storia, la domanda sulle regole, stigmatizzando la presenza in Rete di due tipi di “scuole di pensiero”: egli dice infatti chi frequenta la rete si divide fra liberisti totali (nessuna regola) e liberisti moderati (regole blandissime). Chi non frequenta la rete, o chi la teme perché non riesce a controllarla, invece vuole regole vincolanti.

mercoledì 2 novembre 2011

Lavoro e Social Network: quanto si piacciono?

Una domanada da porgere a chi cerca lavoro e a chi lo offre. Quando spazio occupa oggi l'uso dei Social Network nei processi di recruiting?
Adecco e Reputation Manager continuano l'indagine su web e mercato del lavoro.

Partecipa al sondaggio:

Grazie!

venerdì 14 ottobre 2011

Social Reputation Analytics: il workshop di Reputation Manager a Iab Forum 2011

Per costruire una strategia sui Social Network è necessario guardare fuori dal Social.
Le aziende non si rendono ancora conto che la maggior parte delle conversazioni riguardanti il loro brand su Facebook avvengono fuori dalle proprie Fan Page, e fuori da Facebook.

"Questi commenti rappresentano infatti solo lo 0,7 % del totale dei contenuti riferibili al brand in rete" ha spiegato Andrea Barchiesi, CEO di Reputation Manager, durante il workshop "Dal mero conteggio dei fan alla Social Reputation Analytics" insieme a Federico Capeci, CEO di Duepuntozero Research, ieri 13 ottobre a Iab Forum 2011.

I due relatori hanno spiegato come solo un'analisi che metta al centro il comportamento, l'interazione e la qualità delle conversazioni intrattenute tra gli utenti sul brand in tutti i contesti social possa essere concretamente spendibile dall'azienda per pianificare una strategia di engagement, ovvero per far entrare nella propria comunità i soggetti in grado di veicolare in rete il suo messaggio nel modo più efficace.

Ecco tutte le slide dell'intervento:

mercoledì 14 settembre 2011

Anonimato e Identità digitale: il parere degli esperti a confronto dopo le esternazioni di Facebook e Google Plus

Il blogger satirico – esperto e dissacratore del Web 2.0; la giurista; l’ingegnere reputazionale.

La recente presa di posizione sulla questione “anonimato e identità digitale” dei due “grandi dei Social Network”, Facebook e Google Plus, apparentemente convergente all’inizio, pare in realtà delineare due diverse strategie. Facebook si è esposto sulla questione etica, facendo considerazioni esplicitamente negative sul comportamento “medio” degli utenti anonimi, e forse proprio per questo è rimasto al “de iure” e non ha esplicitato chiaramente come intende muoversi.
Google Plus al contrario è passato alle vie di fatto, cancellando gli utenti anonimi. Si è affrancato dalla questione etica, facendone anzitutto una questione di target e di livello di servizio. (…forse può permetterselo perché è agli inizi? Invece, quanto costerebbe a Facebook rimuovere tutti gli utenti anonimi esistenti? Quanta percentuale di Facebook copre l’utenza anonima)?
E’ doveroso riconoscere, per onestà intellettuale, che il Web 2.0 si è costruito sull’anonimato o piuttosto, per meglio dire, sul concetto di “identità virtuale” (coperta da nickname).

lunedì 12 settembre 2011

Il segreto di Twitter: le persone come motori di ricerca?

Nell'ultimo anno abbiamo assistito a decine di sfide tra il colosso del social e il colosso del search, in cui ciascuno cerca di entrare nel campo dell'altro e di sottrargli terreno rifacendo quello che l'altro ha inventato e chiamandolo con un nome diverso. Facebook nel 2009 ha lanciato il suo motore di ricerca, Google quest'anno gli ha risposto con il suo social network (e il nome stesso insegue la vittoria nel principio di accumulazione: plus, sempre di più).
Ma se dovessimo definire in due parole cos'è Facebook e cos'è Google, terremmo conto di tutti questi reciproci aggiustamenti?
Il modo in cui le persone usano le cose non è sempre prevedibile e previsto da chi le costruisce, ma sicuramente rispetta il principio di semplicità.
Torniamo all'origine: le persone usano Facebook per contattare e condividere e usano Google per conoscere.
All'incrocio di queste due esigenze si è inserito un modello più semplice ma più completo: un sistema per contattare, condividere e conoscere.
Su Twitter i nostri contatti sono il nostro motore di ricerca. E la conoscenza è il motore dei nostri contatti. Ciò che mi induce a contattare qualcuno su Twitter, non è la curiosità per la sua storia personale, nè l'amicizia, l'affetto, la nostalgia. E principalmente il desiderio di conoscere di più, condividendo informazione.
Allora mi chiedo: è forse perchè implica la razionalità delle persone, che le aziende ancora non puntano molto su Twitter?

venerdì 2 settembre 2011

Job Profile: i giovani si distinguono sul Web


Dal 2010 abbiamo attivato un osservatorio sull'utilizzo del web da parte dei giovani in relazione alla sfera lavorativa, per capire come la Rete ne influenzi il comportamento nelle diverse fasi. Ne emerge un quadro abbastanza articolato, che mostra come, al di là della ricerca in fase di recruiting, il rapporto tra i giovani lavoratori e Internet implichi una relazione più profonda che continua anche dopo aver trovato un impiego.
Questo mese la testata Espansione ha dato spazio nella sua cover story "Trovare lavoro ai tempi del precariato" ai racconti di giovani candidati, alle inziative delle agenzie interinali e al rapporto con Internet, pubblicando i risultati della nostra ricerca:

lunedì 16 maggio 2011

Candidati sindaco 2011: le previsioni da Facebook

Alla vigilia del voto, abbiamo analizzato la comunicazione e il riscontro mediatico dei candidati sindaco di Milano, Torino, Bologna e Napoli su Facebook. Vediamo se il voto confermerà o meno queste particolari previsioni

Amministrative 2011: la popolarità dei candidati su Facebook

giovedì 28 aprile 2011

E' arrivato YouTube Live!

Da un paio di settimane è on line la versione live di YouTube, una nuova opportunità per network televisivi ma anche per i brand di essere sempre più social.

In vetrina gossip e sport: il matrimonio reale più atteso dell'anno ci dà appuntamento a domani mentre l'Indian Premier League di Cricket sarà in diretta tra pochi minuti.

Dal lato brand il Fashion rompe il ghiaccio con due canali dedicati confermandosi il settore più aperto alle sperimentazioni su Web.


Chi farà il prossimo passo verso la social tv?



martedì 8 marzo 2011

PMI: Quanto costa essere social

Il 78% delle aziende utilizza i social network per supportare la comunicazione e i servizi ai clienti. Lo dice il sondaggio di Panda Security nel 1° Report Annuale sui Rischi dei Social Media per le PMI.
In questa nutrita fetta di aziende “social” quante si preoccupano anche di prevedere un piano di gestione dei rischi per la sicurezza e la privacy?
I best friends della comunicazione social sembrano essere i primi nemici delle PMI in termini di privacy e sicurezza:
  1. Facebook: 71,6% malware e 73,2% violazioni della privacy
  2. YouTube: 41,2% malware
  3. Twitter: 51% violazioni della privacy

giovedì 17 febbraio 2011

Forum della Comunicazione Digitale 2011 Reputation Manager

Forum della Comunicazione Digitale 2011: il peso specifico dei contenuti sul Web

Ieri eravamo al Forum della Comunicazione digitale a Milano, in Piazza Affari. La partecipazione è stata sicuramente alta, un po' meno l'organizzazione dell'evento, soprattutto per quanto riguarda la scelta delle sale per i vari workshop. Nella Sala gialla, dove anche noi abbiamo parlato, il rapporto tra lo spazio disponibile e gli occupanti era di 1: 10 e le lamentele non sono mancate...
In ogni caso tra uno spintone e l'altro, Andrea è riuscito a parlare per 20 min. di On line Brand Reputation, trovate qui la presentazione e qui un breve video. Come ha detto un simpatico amico su Twitter lo speach di Andrea è stato "un misto di branding, filosofie orientali, seo, social media": in effetti il focus dell'intervento è il concetto di multicanalità e multidimensionalità dei contenuti che strutturano la reputazione di un Brand in rete. L'idea cioè che la reputazione on line non possa essere appiattita (Flatland) su un'unica dimensione di analisi, ma che i numerosi aspetti che la compongono siano parte di un mosaico articolato dove ogni tassello ha le sue proprie specificità e necessita di un trattamento ad hoc, sia in termini di analisi sia in termini di strategie performative di intervento.

giovedì 10 febbraio 2011

Accomodiamoci sui social network: idee dalla Social Media Week

Qual'è l’entità dell’ impatto hanno avuto i social network sulla vita quotidiana di ogni persona e dei relativi stili di vita, al di là delle differenze di età, classe sociale, professione, cultura? I social network modificano i nostri spazi, condizionano le nostre scelte, azioni, persino desideri?
Sono queste le domande a cui si è cercato di dare risposta durante la giornata del Social Media Week di Roma.
Le discussioni si sono imperniate proprio su questi argomenti, considerata la tematica dei social network quanto mai attuale nei primi mesi del 2011. L'evento è stato organizzato in collaborazione con Reti spa, società di lobbying e pubblic affairs. Il moderatore dell'incontro era Massimo Micucci, presidente di Reti.
Stando agli studi effettuati, pare che le nostre esistenze ruotino sempre di più attorno ad un luogo virtuale ideale, incarnato dal social network, le cui caratteristiche valoriali sono ormai parte integrante delle nostre vite.
Monica Fabris, presidente di GPF (società di ricerca sociologica), ha identificato “due valori cruciali per lo sviluppo della piccola e media impresa nell'era del web 2.0, ovvero il territorio - la cui valorizzazione costituisce un'opportunità all'interno del mercato globale - e la persona - la possibilità cioè di presentarsi al cliente non come impresa ma come persona fisica”.


lunedì 24 gennaio 2011

Social media e mobile phones: nuovi compagni di viaggio?

Secondo alcune recenti reportistiche, Facebook, Twitter, gli iPhone, i Social networks, gli smart phones, i travel apps, i mobile phones con GPS e videocamera incorporata sono i nuovi compagni dei viaggiatori di tutto il mondo.

Oltremodo chiamati “The travel social fans”, questi viaggiatori sono stati stimati essere, negli USA, il 52% dei 152 milioni di viaggiatori (vale a dire 79 milioni di persone): queste le stime di Laura Mandala, managing director della Mandala Research con base negli Stati Uniti, presenti all’interno dell’ ITB Travel Trends report 2010-2011.
Secondo la Mandala, i viaggiatori che usano i social media, all’interno del contesto statunitense, generano circa $102.9 billioni di dollari per il turismo “locale” negli States, confrontati con i $69.5 billioni degli utenti che non utilizzano i social. Si è stimato che primi, i quali vengono definiti dalla Mandala TSFs (Travel Social Fans), sfruttino la comunicazione sulle piattaforme social per ottenere informazioni, dettagli o chiarimenti dai propri amici e conoscenti circa informazioni di viaggio di ogni tipo.

Tuttavia, le analisi condotte da Expedia mostrano che il settore turistico sta continuamente sviluppando delle strategie orientate sul social media marketing: al momento, solo pochi Stati tra cui Paesi Bassi, Austria, New Hampshire e Virginia stanno promuovendo il turismo nel proprio Paese attraverso i social media. La Virginia ha inoltre vinto, proprio l’anno scorso, un premio per la promozione del turismo a carattere enologico condotta su Twitter.
Nel contesto delle compagnie aeree, la AirAsia ha dichiarato di aver guadagnato il 13% dei suoi introiti proprio grazie alla Fan Page creata su Facebook, che conta ora più di un milione di affezionati followers.


lunedì 17 gennaio 2011

I furti di identità sul web e lo strano caso del cane dietro lo schermo

Recentissima è la legge approvata in California riguardante il furto di identità digitale. Questo significa: stop ai profili inventati su Facebook, stop ai falsi account, stop alla pratica di assumere identità fasulle, quantomeno in California.


La legge sull’appropriazione illecita di identità online è stata difatti appena approvata, e rappresenta un importantissimo nonché cruciale passo avanti nell’universo spesso indisciplinato del Web. La legge istuitisce infatti interventi severissimi nei confronti di chi si “spaccia” sul web  per qualcun altro. In tal modo l’impostore deve pagare, nel nome della protezione della privacy.


D’ora in poi, registrarsi sulle piattaforme social come Julia Roberts o Robert De Niro sarà aspramente perseguito.
La legge SB 1411, promossa dal democratico Joe Simitian, ha stabilito punizioni nei confronti della pratica diffusa dell’impersonificazione online; chi viene smascherato dovrà subire una multa fino a 1000 dollari o, in alternativa, persino un anno di prigione.


Il reato che si configura in questi casi si chiama, per la legge californiana, furto d’identità ed è una seria questione.
«Il bello di Internet è che nessuno sa che sono un cane»



venerdì 14 gennaio 2011

I brand più social del 2010

I dati relativi alle prime statistiche di inizio anno mostrano chiaramente una situazione di assoluta supremazia di alcuni brand nel panorama delle piattaforme social. Infatti, se la popolarità di un marchio appare sempre più costantemente determinata dalla presenza dello stesso online, lo scenario offerto da Facebook, Twitter e persino Youtube appare chiaramente e massicciamente dominato da pochi grandi nomi, tra cui spicca senza dubbio quello di Apple, cliccatissimo e veramente pop.

Si può ben comprendere dunque quale ruolo fondamentale giochino i social network in questo delicato e sinergico processo, determinando progressivamente la celebrità di un’ azienda, di un servizio o di un singolo prodotto.
Ma vediamo più specificamente la situazione che si dipana nei primi giorni del 2011. Ai vertici del settore industriale è senza dubbio la tecnologia a farla da padrone, con iPhone e Blackberry, già vincitori nel 2010; i due colossi sono seguiti dalla Disney (terzo posto), Mtv (ottavo) e Coca-Cola (nono). Si aggiungono anche il settore della moda, dei media e, non ultimo, quello delle auto, da sempre estremamente presente in Italia.

Situazione allarmante è invece quella dello sport, che perde via via sempre più terreno: Nba (- 18%), Hockey su ghiaccio (-19%), football americano (-24%), Nascar (-30%); per il baseball il tracollo è persino tragico (-39%).
A livello di nazionalità, la vittoria arride agli Stati Uniti, ma l’ Italia si difende nella top 100 con Ferrari al ventisettesimo posto, Gucci al quarantunesimo, Prada all'ottantunesimo e Armani al novantatreesimo.

Più nel dettaglio, viene mostrato come alcuni marchi abbiano incontrato una forte fase di crescita, come quella dell'operatore telefonico At&t e Visa (entrambi con un +45%), General Motors (+31%) ed Lg (+30%).

martedì 11 gennaio 2011

Tra questions e forum nasce Quora

Il nuovo fenomeno nel mondo dei social network si chiama Quora (una sorta di falso plurale del latino quorum) e si prefigura come una "Wikipedia delle domande e delle risposte". Il progetto è nato dalla mente di un gruppo di ex utenti di Facebook, con l’intento (già conosciuto, bisogna dirlo) di creare una vera e propria piattaforma di conoscenza pubblica ed accessibile a tutti. Una forma di baule dello scibile umano, costituito dal sapere “apportato” dagli utenti, e dagli stessi condiviso.

Adam D’Angelo, il suo fondatore, aveva già espresso chiaramente le sue idee nel marzo del 2010, mese in cui si verificò lo start up di Quora:"Riteniamo che oltre il 90% delle informazioni che le persone vogliono conoscere non siano ancora disponibili sul web in un formato abbastanza semplice da comprendere per tutti".
Incredibilmente amata in così poco tempo, Quora è attualmente candidata ai Crunchies Awards 2010, premi dell'innovazione tecnologica assegnati all’interno degli Stati Uniti, e le sue nominations sono addirittura in due categorie: miglior sito e migliore idea dell'anno, proprio accanto a nomi come Facebook, Twitter o Groupon, colossi del Web. 

Quora infatti può vantare una quotazione di mercato del sito sorprendente (86 milioni di dollari),cifra strabiliante, ma è necessario considerare il fatto che ora il servizio conta 320.000 utenti e un archivio di 110.000 domande. Attualmente,  tuttavia, il sito non è ancora totalmente online, e questo è ancora più sorprendente; difatti, la registrazione alla comunità di Quora.com è possibile solo per gli utenti statunitensi e, tra l’altro, solo da pochi mesi.
Per chi desidera far parte della comunità ma abita all’estero, la partecipazione è prevista soltanto tramite un sistema di inviti.Ma proprio la qualità dei contenuti proposti da Quora ha conquistato gli utenti di Social Networks, che, anche grazie al passaparola online, si stanno accostando in massa alla piattaforma del sapere creata da D’Angelo, e basata su una sinergia semplice ma efficace: chiunque può porre la sua domanda sul sito,  nello stesso modo in cui chiunque può dare una risposta.

lunedì 10 gennaio 2011

Goldman Sachs investe 450 milioni di dollari su Facebook

Il 2011 si apre in maniera scoppiettante per Facebook. Stando infatti ad un articolo recente la multinazionale statunitense Goldman Sachs ha investito sul più amato tra i social networks 450 milioni di dollari per le sue campagne di marketing.

Una cifra esorbitante, forse? Assolutamente no, in quanto l’azienda americana ha semplicemente seguito un marketing trend che è divenuto basilare per ogni società che voglia consolidarsi ed ingrandirsi sul mercato, divenendo, in questi termini, anch’essa una trend setter.


Ciò che si cela dietro la scelta della Goldman Sachs (ma anche della DST, che in precedenza aveva investito cinquanta milioni di dollari) sta nella crescita esponenziale di Facebook, nella sua attrattiva e, soprattutto, nel fascino che esercita sulla gente (traducibile in termini di users e, conseguentemente, di consumatori).


Secondo i dati forniti da comScore, il social network di Zuckerberg ha raggiunto i 620 milioni di iscritti, e il suo ampliamento pare inarrestabile; in termini di marketing, pare quasi essersi conclusa l’epoca delle campagne di vendita direzionate solo ad una fascia di consumatori, in quanto, stabilendo il proprio marketing planning sui social networks, è possibile raggiungere in maniera olistica e simultanea milioni di consumatori differenti, e in tutto il Mondo.


Facebook, difatti, ha sin dagli albori un sales team che si occupa di selezionare e vendere gli spazi pubblicitari che appaiono sulla parte destra della home page di ogni user; tuttavia, tali spazi sono presenti anche nelle pagine interne, e sono proprio questi ad essere in fase di crescita, e a attirare, quindi, l’attenzione delle aziende. Gli advertising spaces mutano a seconda dello user e della home in cui appaiono, comparendo in base a criteri di personalizzazione dell’individuo accessibili attraverso i dati personali da lui stesso forniti nel suo profilo o contenuti all’interno delle conversazioni tenute o dai “Like” cliccati.



mercoledì 5 gennaio 2011

LinkedN più live e più social: nuove strade per il recruiting on line

LinkedIN cambia faccia. Il social network divenuto ormai indispensabile per creare interconnessioni tra colleghi, talenti in cerca di lavoro, e aziende con il fine di ottenere una certa visibilità sul web si è rinnovato, o, per meglio dire, evoluto, seguendo il modello reso ormai celebre da Facebook.
Senza dubbio, tuttavia, LinkedIN rimane un prodotto meno di massa e, al contrario, orientato soprattutto al mondo del lavoro e delle carriere: il flusso di dati e contenuti in esso presenti non è infatti condivisibile da chiunque, ma solo da professionisti e aziende.
Le novità proposte dalla piattaforma social significano, nella fattispecie, aggiornamenti in tempo reale, condivisione di immagini, video e contenuti; tutto ciò è stato reso possibile dal nuovissino tool LinkedIN Signal, che permette inoltre di salvare le proprie ricerche e i Trending Links (links più popolari visualizzabili sulla colonna posizionata sulla destra dello schermo). LinkedIn signal, inoltre, comporta che l'home page dell'utente sia dunque soggetta ad aggiornamenti live allorchè si visualizzi la pagina dei propri contatti.

Ma le novità non finiscono qui: altre importanti opzioni sono state introdotte nel social network, come la possibilità di visualizzare gli aggiornamenti desiderati (e non, come Facebook, tutti), tramite un sistema di ben otto filtri per le notizie (vale a dire connessioni, settore produttivo, azienda e regione geografica), al fine di potersi creare una vera e propria nicchia all’interno del personale e privato bacino d'utenza.
Naturalmente sono in molti ad aver interpretato gli aggiornamenti apportati a LinkedIN come segnali di un passaggio al modello Facebookiano. Ma è davvero così? Senza dubbio la home-page live proposta dalla creazione di Mark Zuckeberg è un asso nella manica, nonché una formula social altamente emulata e, conseguentemente, di estremo successo. Il poter avere sempre sotto controllo tutte le novità afferenti ai propri contatti è stata trasposta su LinkedIN con l’obiettivo di facilitare l’accesso e la fruizione del social network ad una massa ancora più consistente di users.



mercoledì 29 dicembre 2010

Whirpool pesca i suoi giovani talenti su Facebook

“Così pesco i giovani”. Il dottor Pierre Ley, manager Whirpool (ex Ignis elettrodomestici, azienda che ha avuto un ruolo chiave nell’Italia degli anni Sessanta) ha le idee chiare sulle nuove tecniche di recruiting. La sua “caccia ai talenti” non solo dà risultati assai gratificanti, ma è totalmente al passo coi tempi. Dall’headquarter sito a Varese della multinazionale americana Ley ha recentemente rilasciato un’intervista  relativa a questo argomento, spiegando le nuove strategie di ricerca e selezione di giovani talenti da inserire nell’azienda. Nella fattispecie, il manager ha deciso di spalancare le porte della Whirpool alle nuove tecnologie offerte dai tools dei Social Networks, aprendo una pagina Facebook con l’intento di recrutare 200 giovani manager (ingegneri, designer, economisti ma anche psicologi in grado di decifrare le tendenze del consumatore).
A fianco di colleghi appartenenti a ben ventotto nazionalità diverse, Pierre Ley (manager dalle poliedriche esperienze lavorative) ha senz’altro condotto il settore delle human resources in una direzione nuova ed innovativa, rompendo i ponti con un passato decisamente “fordista” e reazionario; le sue parole a proposito sono illuminanti: